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"Salvare il calcio" L'imperativo al Governo

17 giugno 2020- Economia, calcio e socialità ignorata

In una economia agonizzante, con imprese che hanno ridotto la settimana lavorativa a 4 giorni, di cui, spesso, uno o due di CIG, dove la filiera commerciale ( con l’eccezione del settore alimentare) registra una contrazione media del 70%, è “encomiabile” l’ impegno del Governo per il calcio milionario; impegno che non può non lasciare perplessi, rendendo sempre più valida la nota affermazione del Marchese del Grillo.

Un Governo che sta forzando i tempi per intverenti legislativi diretti a modificare il DL 16 maggio 2020 per quanto riguarda la quarantena :” Bisogna cambiare la norma dei 14 giorni. O si fa un emendamento oppure bisogna cambiarla”( così il Ministro dello Sport, Spadafora, in “La Gazzetta dello Sport, del17  giugno 2020, pag.17).

Tutto ciò in seguito ad una frettolosa interpretazione “ andreottiana”di disponibilità del CTS relativa ad una quarantena leggera, che avrebbe permesso  l’isolamento del solo giocatore contagiato, mentre il resto del “Gruppo squadra” avrebbe continuato ad allenarsi ed a giocare, dopo i tamponi rapidi da effettuarsi il giorno della partita.

Il recente caso del giocatore del Venezia, asintomatico, ma risultato, poi, positivo non è altro che la punta di un iceberg che potrebbe travolgere l’ottusa volontà della ripresa, a tutti i costi, del campionato.

L’obbligo di quarantena di cui sopra, o non deve valere più per nessuno, oppure deve continuare a valere per tutti, senza discriminazioni di persona o di categoria.

E se la condizione per cui la quarantena non deve essere più applicata per coloro i quali sono venuti a stretto contatto con soggetti contagiati consiste nella sottoposizione ad una serie di immediati, ripetuti tamponi, ebbene, in questo caso, deve essere garantito a tutti l’accesso a questa serie di tamponi.

E che il calcio ( e i calciatori)  sia trattato in modo differenziato da qualsiasi altro settore è in aperta contraddizione con  quanto afferma l’Amministratore Delegato della Lega Serie A, De Siervo, che ha pubblicamente dichiarato Noi non chiediamo in nessun modo un trattamento diverso, anzi”(così, ibidem, pag. 12). E’ quell’”anzi” che preoccupa.

Infatti, si apprende che, nell’ambito dell’emendamento,sarebbe inserita anche una normativa la quale, al posto del rimborso agli abbonati della quota parte di abbonamento non fruibile  (causa  della disputa delle prossime partite di calcio a porte chiuse), prevederebbe il rilascio obbligatorio  di voucher.

Nel contempo, verrebbe anche stabilito che alcune partite sarebbero trasmesse  in chiaro, senza che agli abbonati alle payTV sia riconosciuto  nulla a titolo di indennizzo, per la conseguente perdita di valore del loro abbonamento.

Ed in questi sensi è ancora più significativa la “maratona” che il Ministro dello Sport sta portando avanti con i broacaster ( Sky,Dazn.Mediaset, RAI), per offrire un servizio importante in questo momento storico ai cittadini ( cfr.l’affermazione del Ministro Spadafora  in “La Gazzetta dello Sport”, 17 giugno, pag. 13).

Impegno diretto a  di portare in chiaro uno o due partite che dovrebbero essere giocate, oltre ad alcue sintesi delle stesse, nell’eventualità del proseguimento del campionato, così da dare “ un messaggio di attenzione alla gente” ( così, l’Amministratore Delegato della Lega Serie A in “La Gazzetta dello Sport, pag. 13).

Ma quale “gente” ? Quella che ha visto il proprio stipendio  sostituito nei limiti della CIG ( quando erogata); quella che costretta a cessare l’attività; quella che è stata mandata a casa utilizzando obbligatoriamente le ferie; quella che aveva riempito i propri magazzini per far fronte alle commesse acquisite e rispettare i tempi di una consegna mai avvenuta ?

Deve, comunque, essere chiaro a tutti che interventi legislativi come quelli ipotizzati sarebbero, pacchianamente, incostituzionali e contrari alla legge, sia perché modificherebbero, senza alcuna legittima e valida giustificazione, negozi giuridici intervenuti tra privati, a favore di una parte ( società di calcio e broadcaster) ed a sfavore dell’altra ( tifosi e abbonati), sia perché, in specie in materie di tutela della salute, a parità di situazioni e condizioni, tratterebbero in maniera diversa i cittadini, in aperta violazione del principio di uguaglianza ex art.3 della Costituzione.

Federsupporter, ribadisce,ancora una volta, la propria disponibilità, d’intesa ed in unione con il Movimento Consumatori, a tutelare, in ogni sede, nessuna esclusa, i diritti e gli interessi dei tifosi.

Quei tifosi che, a fronte di queste paventate, ennesime prevaricazioni e discriminazioni, devono acquisire la consapevolezza della necessità ed urgenza di riunirsi, al di là delle singole bandiere, per associarsi ed organizzarsi.

Quei tifosi, ritenuti cittadini di serie B  e semplici e passivi spettatori di uno spettacolo (sic!), che vogliano diventare protagonisti della rinascita di uno sport, quale il calcio, ormai sempre di più ridotto ad un arido business a beneficio dei pochi e soliti noti, che vedono nella ripresa di un campionato, sportivamente, finito l’occasione per continuare a guadagnare; un calcio che ha perso e sta perdendo qualsiasi dimensione popolare e sociale.

Alfredo Parisi

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