E' uscito il nuovo libro di Federsupporter

Da Repubblica.it:
Calcio, Parisi, "Le società padronali sono fuori mercato: coinvolgano i tifosi"

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L'impresa sportiva come impresa di servizi: il supporter consumatore

Di Alfredo Parisi e Massimo Rossetti

Il calcio in televisione: solo “lobby” ?

Secondo notizie di stampa ( cfr. ex plurimis e da ultimo, “Il Corriere dello Sport”, pag. 14 del 13 maggio scorso), una richiesta  di misura restrittiva cautelare di alcuni soggetti, avanzata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano , nell’ambito dell’indagine relativa a numerose e varie ipotesi di reato concernenti la commercializzazione dei diritti televisivi, è stata respinta dal GIP dello stesso Tribunale sul presupposto che la Lega Calcio di Serie A è una Associazione di carattere privatistico.

 

Contro tale provvedimento è stato presentato da parte della suddetta Procura ricorso al Tribunale del Riesame ( la decisione è prevista per il 23 maggio prossimo).

Ciò premesso, ritengo che il presupposto su cui si è basata la decisione del GIP non sia condivisibile.

La Lega Calcio, infatti, è sì un’Associazione di diritto privato facente parte di un’altra Associazione, avente natura di persona giuridica di diritto privato, quale la FIGC, però è anche vero che la qualifica di incaricato di un pubblico servizio può essere riconosciuta ad un soggetto privato.

A tale proposito, la Corte di Cassazione,  con sentenze n. 11417/2003 e 17109/2011, ha sancito che “Al fine di individuare se l’attività svolta da un soggetto possa essere qualificata come pubblica, ai sensi e per gli effetti di cui agli artt.357 e 358 CP (ndr. Nozione del pubblico ufficiale e della persona incaricata di un pubblico servizio), ha rilievo esclusivo la natura delle funzioni esercitate, che devono essere imputabili a quelle della Pubblica Amministrazione. Non rileva, invece, la forma giuridica dell’Ente e la sua costituzione secondo le norme di diritto pubblico, né lo svolgimento della sua attività in regime di monopolio, né tantomeno il rapporto di lavoro subordinato  con l’organismo datore di lavoro”.

Pertanto, ciò che rileva ed è determinante non è la qualità di Associazione di diritto privato della Lega, bensì se essa svolge, nella fattispecie, una attività che può essere definita come pubblica.

Attività che,  relativamente alla disciplina della commercializzazione dei diritti televisivi, è, a mio avviso, definibile come tale, in quanto attribuita ex lege ( così detta “Legge Melandri”), per l’appunto alla Lega che, quindi, è delegataria dell’esercizio di una funzione pubblica specificamente prevista da una normativa primaria statale.

Nel provvedimento del GIP del Tribunale di Milano, quello che la Procura della Repubblica ha qualificato come “ associazione per delinquere”, è stata derubricata a “lobby”, penalmente irrilevante.

Secondo il Dizionario Treccani, per “lobby”, deve intendersi l’attività svolta da gruppi di persone che, senza appartenere ad un corpo legislativo e senza incarichi pubblici, esercitano la loro influenza su chi ha la facoltà e potere di decisioni politiche, onde ottenere l’emanazione di provvedimenti a proprio favore o a favore di loro clienti.

Ammesso e non concesso che, così come stabilito dal GIP,  quella che la Procura della Repubblica ha qualificato come “ associazione per delinquere” sia, in realtà, una “ lobby”, resterebbe da verificare se quest’ultima possa, comunque,  ricadere sotto l’applicazione dell’art. 346 bis CP.

Vale a dire il reato di traffico di influenze, introdotto nel nostro ordinamento nel 2012, secondo cui configura una attività di mediazione illecita quella basata sull’esercizio di influenza nei confronti di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio, con lo scopo di far dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale.

La pena prevista è della reclusione da uno a tre anni, non solo per l’autore della mediazione illecita, ma anche per chi dà o promette denaro o altro vantaggio patrimoniale.

In sostanza, il traffico è penalmente rilevante quando integra una pressione, a prescindere dal motivo per il quale l’intermediario è in grado di esercitare la sua influenza, nel senso come sopra specificato.

Il reato di traffico illecito di influenze è un reato comune di pericolo di danno, il cui elemento psicologico è rappresentato dal dolo generico della reale consapevolezza dell’idoneità della mediazione a raggiungere il risultato promesso.

In altre parole, il mediatore deve voler influire  sul comportamento del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, nonché avere l’intento e la consapevolezza di  vendere la propria illecita influenza.

Il bene giuridico tutelato è quello della correttezza, dell’autonomia e dell’imparzialità sostanziali delle decisioni da assumersi da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, con la volontà di preservarlo prima che subisca indebite pressioni da soggetti influenti.

Il reato si perfeziona al momento in cui l’intermediario fa dare o promettere, a sé o ad altri, il denaro o il vantaggio patrimoniale.

Il reato stesso è perseguibile d’ufficio, non prevede la misura cautelare personale dell’arresto né l’utilizzo di intercettazioni telefoniche e ambientali.

Ecco perché, forse, la Procura della Repubblica di Milano ha preferito, finora, ipotizzare reati, diversi da quello di traffico illecito di influenze, poiché l’indagine si basa essenzialmente su intercettazioni telefoniche e ambientali,  delle quali alcune molto compromettenti.

Ma,  a parte quelli che saranno gli esiti finali dell’indagine e sempre fatto salvo che,  ai sensi dell’art. 27, secondo comma, della Costituzione, non si può essere ritenuti colpevoli sino a condanna definitiva, però, non v’è dubbio che  il quadro che emerge, invero non da ora, dei rapporti tra Infront, Lega, Società di Calcio ed esponenti apicali sia della Lega stessa sia della FIGC, è, a dir poco, inquietante.

Illuminanti, al riguardo, sono i contenuti dei Saggi “ Il sonno del calcio genera Infront”di Fulvio Paglialunga, giornalista e scrittore, nonché “ Diritti TV L’anomalia italiana” di Augusto Preta, economista e analista di mercato,  pubblicati dalla prestigiosa ed autorevole Rivista Italiana di Geopolitica “LIMES”, nell’edizione mensile “Il potere del calcio”  n. 5 del maggio 2016.

Saggi da cui si ritrae come i diritti televisivi siano una partita finanziaria e politica che condiziona le società di calcio,  “ I diritti TV non sono solo una questione di soldi; sono anche una vicenda politica, una gestione di uomini, poltrone e obiettivi. Servono alla conservazione delle posizioni,alla creazione di una chiara dipendenza che consentano di disporre dei voti e dei servigi, in cambio di un sostegno alle società di calcio incapaci di reggersi con le proprie gambe, di dotarsi di management adeguati per giocare libere. Il sonno del Calcio genera Infront”( pag.95 del Saggio di Paglialunga) .

 Sempre nel medesimo Saggio ( pag. 99) si dice : “ Il telefono di Lotito è quello che più racconta del potere dell’advisor della Lega. ….Le intercettazioni mostrano uno scenario non proprio limpido: il soccorso di Infront alle società in difficoltà, che di fatto diventano quasi controllate…. Una sorta di Banca pro-tempore per salvare i Club amici…. Per il Bari si espone Lotito, che le intercettazioni mostrano assai interessato alle vicende della società di Paparesta  “ Faje fa’ sto mandato de 500 mila euro così se lo toglie dal ca…,” dice il patron della Lazio a Bogarelli. E non è l’unico momento in cui, tra il Bari e Infront, Lotito fa da ponte : è accaduto anche in occasione dell’asta fallimentare, grazie alla quale Paparesta ha rilevato la società pugliese. Gran parte dei soldi versati per l’acquisizione è anticipata da Infront e MP & Silva a fronte dei probabili ricavi futuri dal marketing e dalla vendita di diritti vari. A garantire sulla bontà dell’operazione è sempre Lotito”.

Sul tema più generale della commercializzazione dei diritti televisivi, nel Saggio di Preta, si evidenziano le molte criticità della così detta “Legge Melandri” (Decr.Lgs n. 9/2008) .

In particolare, alle pagg. 114-119, si legge che, in sede di gara per l’attribuzione dei diritti relativamente al triennio 2015-2018, si è dato vita al “ tentativo di creare una sorta di esclusiva per prodotto sui 248 incontri più pregiati…. L’esito finale della gara si presenta invece come un compromesso tra gli attori in gioco, che mantiene di fatto lo status quo…L’esclusiva sui diritti live segue infatti un modello per piattaforma… distinguendo lo sfruttamento dei diritti sul satellite da quello sul terrestre. Tale modello, riproposto dopo la conclusione degli obblighi, impedisce agli operatori di differenziare la loro offerta editoriale dai concorrenti e ai nuovi di poter competere direttamente sul mercato dell’acquisizione dei diritti, facendo diminuire in ultima istanza il valore intrinseco degli stessi…..a ciò si aggiunga la difficoltà nel tenere il passo degli sviluppi tecnologici, laddove la concorrenza per i diritti sportivi non potrà che trarre beneficio dalla presenza di operatori non tradizionali. Negli Strati Uniti, lo scorso aprile Twitter si è aggiudicato i diritti mondiali di trasmissione in chiaro della National Football League”.

Ricordo, infine ( vedasi le mie Note del 31 maggio 2016 su www.federsupporter.it),  il provvedimento del 26 aprile 2016, con il quale l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva stabilito, relativamente alla vendita dei diritti televisivi Serie A per il periodo 2015-2018, che vi era stata una violazione finalizzata ad alterare il confronto concorrenziale, infliggendo, conseguentemente, le seguenti sanzioni amministrative pecuniarie: alla Lega  € 1.994.070, a Infront € 9.049.646, a RTI/Mediaset Premium € 51.419.247, ed a SKY € 4.000.000.

A seguito di impugnazione del provvedimento e delle conseguenti sanzioni, il TAR del Lazio, con sentenza pronunciata il 9 novembre 2016, li ha annullati, sostenendo che “ Ne emerge un quadro che pone Infront come estranea ad influenze decisive sul volere della LEGA”  e che, quindi,  non vi era stata alcuna alterazione della concorrenza.

La sentenza del TAR, a quanto si sa, è stata impugnata dall’Autorità Garante dinanzi al Consiglio di Stato.

Peraltro, l’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni ha chiesto alla Lega Calcio ( vedasi Comunicato del 26 gennaio scorso) di apportare alcune modifiche alle linee guida per la vendita dei diritti televisivi relativamente al periodo 2018-2021.

Quanto sopra, in particolare, a tutela dei consumatori e degli utenti e delle condizioni di accesso al segnale.

Pertanto, l’Autorità ha deciso di rinviare l’approvazione definitiva delle suddette linee guida successivamente alla trasmissione da parte della Lega del testo modificato alla luce dei rilievi formulati sia da essa sia dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Avv. Massimo Rossetti

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