E' uscito il nuovo libro di Federsupporter

Da Repubblica.it:
Calcio, Parisi, "Le società padronali sono fuori mercato: coinvolgano i tifosi"

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Tessera del tifoso addio: meglio tardi che mai

                                                                                                                    

                                                                  Roma  3 agosto 201

Tessera del tifoso addio: meglio tardi che mai

Con ampio risalto mediatico è stato annunciato, oggi, 3 agosto, che domani, 4 agosto, si terrà una Conferenza stampa presso la FIGC, da parte del Presidente della stessa FIGC, del Presidente del CONI, del Ministro dell’Interno e del Ministro per lo Sport, in cui verrà presentato un Protocollo d’intesa sulla fruizione degli stadi di calcio.

In attesa della predetta Conferenza, è stato già anticipato ( cfr.,ex plurimis, l’articolo “Tessera del tifoso addio” di Emiliano Bernardini su “Il Messaggero”, pag. 29, di oggi) che la tessera del tifoso, dal mese di settembre prossimo, non  sarà più necessaria per l’acquisto di abbonamenti e biglietti, anche per partite in trasferta.

 

Non si tratterebbe, però, di una abrogazione definitiva, bensì condizionata al non verificarsi, in un periodo di tre anni, di episodi di violenza negli stadi.

Sarebbe, inoltre, prevista l’introduzione della figura di un così detto “mediatore”, ex appartenente alle Forze dell’Ordine,  che dovrebbe fungere da trait d’union fra le società e le tifoserie organizzate.

Verrebbe anche ridefinita e potenziata la figura dello steward e mantenuta la così detta “ fidelity card”, tuttavia, quest’ultima, non obbligatoria, e non più necessaria per l’acquisto di abbonamenti e biglietti, ma il cui possesso garantirebbe alcuni specifici vantaggi e servizi.

In attesa di conoscere più in dettaglio e con più precisione i contenuti del suddetto Protocollo e con riserva di commentarli, formulo, in via immediata, le considerazioni che seguono.

L’eliminazione, sia pur condizionata, della necessità della tessera del tifoso onde poter acquistare abbonamenti e biglietti, tessera istituita nel 2009, non può che suscitare in Federsupporter vivo compiacimento.

Sin dal momento, nel gennaio 2010, della sua costituzione, infatti, l’Associazione, in più occasioni, anche pubbliche, si era opposta a tale tessera, rilevandone, da un lato, l’inutilità e, dall’altro, alcuni aspetti negativi e controproducenti.

Come, forse, qualcuno ricorderà, Federsupporter si battè, in particolare, contro il fatto che nella tessera fosse incorporata una carta di credito ricaricabile, la cui acquisizione risultava praticamente imposta in maniera forzosa e forzata.

In altre parole, uno strumento esclusivamente previsto a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica veniva surrettiziamente utilizzato quale strumento di marketing che, secondo stime prudenziali di Federsupporter, avrebbe mediamente comportato per  ciascun tifoso un costo annuale pari ad almeno  circa 121 euro.

Un costo che, riferito al totale di abbonati stimato sulla base dell’ultima giornata del Campionato di Serie A del 2010, avrebbe dato luogo ad un costo per i tifosi e, per converso, ad un ricavo per le società ed il sistema creditizio pari a circa 17 mln di euro.

Grazie ad una iniziativa e ad una azione promossa da Federsupporter, il TAR del Lazio ed il Consiglio di Stato, nel 2012, sancirono che, essendo stata la tessera del tifoso adottata per una esclusiva finalità di prevenzione generale in funzione di una maggiore sicurezza negli stadi, il rilascio dell’abbonamento, condizionato al possesso di una tessera inscindibilmente collegata ad una carta di credito prepagata ricaricabile, era illecita, assumendo i tratti  di una pratica commerciale scorretta ai sensi del Codice del Consumo.

Da allora le società sono state costrette a non condizionare più la tessera del tifoso all’accettazione, ove non liberamente ed espressamente richiesta, della suddetta carta di credito.

Non solo, ma Federsupporter, anche in questo caso sin da subito, aveva proposto, inascoltata, al posto della farraginosa e sgradevole e sgradita, in quanto percepita come una “ schedatura” poliziesca, tessera del tifoso, la possibilità per quest’ultimo, onde acquistare abbonamenti e biglietti, di autocertificare, come pure consentito dalla legge, di non trovarsi in nessuna delle condizioni ostative a tale acquisto.

Ciò, fermo restando che eventuali dichiarazioni mendaci avrebbero comportato per il dichiarante il reato di falso ideologico in atto pubblico.

La proposta, però, come, purtroppo, tante altre avanzate da Federsupporter nell’interesse dei tifosi, non venne presa in considerazione, forse perché troppo semplice, lineare e rispettosa dei diritti, degli interessi e della dignità del tifoso quale cittadino e consumatore.

Che, peraltro, la tessera del tifoso fosse stata e sia, per dirla amenamente con il Rag. Ugo Fantozzi, a proposito della corazzata Potemkin, “una cag….ta.” pazzesca ! Novantadue minuti di applausi”, è testimoniato anche da autorevoli conferme.

L’una, costituita da una intervista a “La Gazzetta dello Sport” del 27 agosto 2013 dell’allora Presidente della Lega di Serie B, Andrea Abodi, il quale dichiarò : “ Mi permetto di contestare l’utilità della tessera del tifoso, i limiti tecnologici nella certificazione in tempo reale del diritto di accesso di una persona, l’obbligo del documento per un bambino, il divieto-altro esempio emblematico- di entrare con un ombrello in stadi spesso scoperti”.

Un’altra, costituita dalla prestigiosa Rivista Italiana di Geopolitica, “Limes”, che, nel numero 5/2016, in un Saggio “ Curve rette”, del giornalista Andrea Luchetta, riportando le valutazioni della tessera del tifoso di Marco Di Domizio, ricercatore presso l’Università di Teramo ed autore di diversi studi econometrici sul calcio italiano, recitava : “ Lo scopo della tessera era sostituire i tifosi committed, occasionali, replicare il modello inglese, in cui la repressione dell’hooliganismo si è accompagnata ad un profondo mutamento del modo di vivere lo stadio: niente settori in piedi, esplosione dei prezzi e allontanamento de facto della working class…. Il paradosso è che le restrizioni hanno allontanato in primo luogo i tifosi meno impegnati, minando alla base il progetto di attirare un pubblico di diversa estrazione rispetto a quello consueto “ ( pagg. 88-92).

Una sorta, dunque, di, anche in Italia, mal riuscita “pulizia socio-antropologica” applicata ai tifosi con metodi e strumenti securitari.

Aggiungasi il legittimo, anche se malizioso, ma “ a pensar male si fa peccato, però spesso ci si indovina”, sospetto che sull’eliminazione della tessera del tifoso possa aver influito l’approssimarsi del periodo elettorale, posto che i tifosi, oltre che tali, sono elettori.

Quanto, poi, alla figura del così detto “ mediatore”, sembra di assistere ad un ritorno al passato.

Alcuni vecchi tifosi, come il sottoscritto, ricorderanno, infatti, che tale figura, rappresentata da un componente delle Forze dell’Ordine, specificamente addetto ai rapporti con le tifoserie, preesisteva da tempo all’introduzione della tessera del tifoso.

Quanto agli steward, tutti gli sbandierati e roboanti impegni assunti dalla FIGC, dalle Leghe Calcio e dalle società per una rigorosa ed efficace selezione e formazione di questa figura, alla quale la legge attribuisce numerosi, complessi e delicati compiti, equiparata ad una persona incaricata di un pubblico servizio, sono rimasti, in gran parte, sulla carta,

Persone che sono state e sono, per lo più, reclutate esclusivamente secondo il principio del minimo costo, pertanto assolutamente non selezionate, non formate e sottopagate e mandate al macello, soprattutto dovendo affrontare gruppi di facinorosi usi ad andare per le spicce.

L’auspicio, dunque, è che, questa volta e per davvero, con gli steward si faccia sul serio, riconoscendone, finalmente, l’importanza e la dignità mediante selezione, formazione e retribuzione adeguate.

Sempre quanto agli steward, occorre ribadire che la figura dello steward italiano non può essere paragonata a quella dello steward inglese, come pure, spesso, si continua a fare.

Più volte ho avuto modo di precisare che, in ossequio ad un principio cardine del nostro ordina mento, secondo cui l’uso legittimo della forza non può che essere di esclusiva competenza dello Stato, gli steward nostrani non hanno e non possono avere prerogative e funzioni di natura coercitiva che sono proprie delle Forze dell’Ordine.

Così come non è ipotizzabile, anche in questo caso ad imitazione del modello inglese, che un tifoso possa essere ristretto in cella, seduta stante allo stadio.

Misura restrittiva che potrebbe essere adottata solo da esponenti della Polizia Giudiziaria che, quindi, dovrebbero essere massicciamente dislocati in tutti i settori dello stadio, con la contestuale presenza in loco di un numero adeguato di Magistrati, i quali dovrebbero, istantaneamente, verificare e confermare la legittimità della predetta misura.

Si tenga anche conto che i moderni sistemi di videosorveglianza a distanza e, come allo Stadio Olimpico di Roma, i rilevamenti biometrici, in uno con la norma che consente l’arresto in flagranza differita, già dovrebbero, se realmente, correttamente ed efficacemente attuati, essere in grado di prevenire e reprimere fenomeni di violenza a causa o in occasione di manifestazioni sportive.

Non si parla, invece, a meno che non lo si faccia in sede di conferenza stampa, della figura dello SLO.

Di quella figura, cioè, che, prevista come obbligatoria per le società sin dal 2011 dalla normativa UEFA sulle licenze ed anche dalla normativa FIGC sulle licenze nazionali, è rimasta, finora, negletta, come dimostrato dai risultati di una indagine del Presidente di Federsupporter, Parisi, recentemente presentata in pubblico.

Rilevo, altresì, come, a differenza di quanto avvenuto in occasione, nell’aprile 2014, della predisposizione del Documento sulla sicurezza  negli stadi, elaborato dalla speciale Task Force costituita nell’ambito del Ministero dell’Interno, cui Federsupporter venne invitata a partecipare dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, il quale espresse apprezzamento per tale partecipazione, questa volta, ai fini dell’elaborazione del Protocollo che sarà presentato domani, l’Osservatorio non ha ritenuto di coinvolgere Federsupporter, così come, a quanto consta, nessuna altra rappresentanza dei tifosi.

Allo stesso modo, Federsupporter e, sempre a quanto consta, nessuna altra rappresentanza dei tifosi è neppure stata invitata ad assistere  alla Conferenza stampa che si terrà domani, 4 agosto.

Se ne deve dedurre la ben diversa sensibilità verso i tifosi, manifestata ieri rispetto all’oggi; tifosi i quali sono i principali destinatari delle misure che verranno adottate.

Un Osservatorio di cui, in base al Decreto istitutivo del Ministro dell’Interno del 1° dicembre 2005, attuativo della legge 17 ottobre 2005, n. 210, è espressamente previsto che possa far parte, quale soggetto interessato alla prevenzione della violenza nelle competizioni sportive, anche un rappresentante dell’organo di coordinamento nazionale delle tifoserie organizzate dei club professionisti o, in mancanza di tale organo, un rappresentante del tifo organizzato designato dalla FIGC.

Organo che, fino ad oggi, non si è mai provveduto a costituire, così come la FIGC, in sua mancanza, non ha mai provveduto alla designazione di cui sopra.

Cosa che, ove pure ve ne fosse ancora bisogno, dimostra, in maniera lampante, la disattenzione e l’insensibilità nei confronti dei tifosi e dei loro legittimi diritti ed interessi sia da parte di Organi statali sia da parte delle Istituzioni calcistiche.

Quanto sopra, restando insoluto il problema, sollevato da tempo e ripetutamente da Federsupporter, della fissazione di criteri oggettivi per l’accertamento di requisiti di rappresentanza e rappresentatività dei tifosi, nonché di pubblicità, trasparenza e democrazia interna degli Enti che, come Federsupporter, siano deputati a rappresentarne collettivamente i diritti e gli interessi.

Neppure ammissibile è che, al fine del possesso dei suddetti requisiti, all’Osservatorio, e men che mai alla FIGC, possa essere riconosciuta la facoltà di scegliere e decidere, del tutto discrezionalmente, quali siano i soggetti rappresentativi dei tifosi con i quali interloquire.

 

Avv. Massimo Rossetti

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