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Da Repubblica.it:
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Il degrado genera insicurezza.

 

                                                                                              Roma  3 ottobre 2017

Nuovi stadi a Roma : l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale scrive : “ SOS esondazione per 250.000 romani” . Il degrado genera insicurezza.

Faccio seguito alle mie Note del 19 settembre scorso sulla fragilità e criticità idrogeologica del nostro territorio ( cfr. www.federsupporter.it) per, ad integrazione di esse, riportare i contenuti, che ritengo importanti ed interessanti, tratti da articoli recentemente pubblicati su “Il Messaggero”.

L’uno, del 22 settembre scorso, pag. 43, a firma di Fabio Rossi, in cui si dà notizia, trascrivendone alcuni brani, di una lettera inviata dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale al Sindaco di Roma, Avv. Virginia Raggi.

 Lettera in cui si evidenzia lo “ stato di rischio idraulico” per ben 250.000 persone che vivono a Roma e nella sua area metropolitana.

 

 Pertanto, secondo la predetta Autorità, è necessario aggiornare il Piano di Protezione Civile “ con l’inserimento delle nuove aree a rischio idrogeologico perimetrate dall’Autorità, emergendo un gravissimo e pericoloso stato di rischio idraulico”. 

In particolare, tale rischio “ lega le zone fociali della bonifica storica di Ostia e di Fiumicino a numerose aree urbane come Torrino, Statuario, Tor Sapienza, Prima Porta”.

Sempre secondo la predetta Autorità, “ all’effetto urbanizzazione con l’occupazione di spazi di esondazione naturale dei corsi d’acqua, si sono aggiunte criticità dovute allo stato di grave degrado e mancata o assenza di manutenzione del reticolo idrografico minore dell’ambito metropolitano: siamo a livelli inaccettabili e molto preoccupanti all’inizio della stagione autunnale”.

La lettera in questione è stata inviata anche al Capo Dipartimento della Protezione Civile, al Ministro dell’Ambiente, al Presidente della Regione Lazio ed al Prefetto di Roma.

 Alla lettera il Sindaco di Roma avrebbe così risposto : “ E’necessario dare vita con la massima urgenza ad una task force inter-istituzionale per mettere in sicurezza il Tevere e l’Aniene e tutelare 250.000 cittadini dell’area metropolitana di Roma. L’intervento dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale pone in evidenza le catastrofiche conseguenze dello sfruttamento indiscriminato del territorio ( cementificazione selvaggia, abusivismo edilizio e consumo del suolo) e di quello che l’Autorità ha definito la carenza e mancanza, che continua ormai da diversi anni, di manutenzione”.

 Parole, verrebbe da dire, sacrosante, però viene subito da chiedersi se e quale coerenza vi sia tra le stesse e il Progetto di uno Stadio PER la Roma a Tor di Valle, così come scaturito dalla Deliberazione n. 32 del 14 giugno scorso dell’Assemblea Capitolina.

 Progetto che verrà esaminato e valutato nell’ambito di una nuova Conferenza di servizi decisoria convocata dalla Regione Lazio per il 29 settembre scorso, cui parteciperà Federsupporter quale soggetto uditore, portatore di interessi collettivi.

 La prima riunione della Conferenza non ha, come previsto, prodotto alcun nuovo elemento di valutazione rispetto a tutti quelli finora considerati da Federsupporter sia sul piano procedimentale sia su quello sostanziale, permanendo, quindi, tutte le criticità finora rilevate e, anzi, vieppiù aggravate  per quanto qui detto e si dirà.

 Un Progetto che prevede, per usare le parole del Sindaco, uno “ sfruttamento indiscriminato del territorio e una cementificazione selvaggia ”, di un’area definita a forte rischio per fenomeni idraulici, pari a complessivi 890.808 mq, di cui solo 52.500 destinati alla struttura sportiva e ben 159.500 ad edifici direzionali, attività di servizio private, edifici commerciali e grandi strutture di vendita.

 E viene, altresì, da interrogarsi sul se lo scambio di lettere tra l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale ed il Sindaco formeranno oggetto di esame e valutazione nell’ambito della Conferenza di servizi partita il 29 settembre scorso e se da tale scambio ne verranno tratte le dovute conseguenze  ai fini della determinazione conclusiva della stessa Conferenza.

 ’altro articolo richiamato del 20 settembre scorso, pagg. 1-20,  intitolato “ Il degrado Capitale genera insicurezza” dell’autorevole magistrato Carlo Nordio, sottolinea che nuovi provvedimenti ed un aumento di pene “suonerebbe come ennesima dimostrazione di ferocia tanto velleitaria quanto impotente. Le grida manzoniane aumentavano con la diffusione dell’impunità e niente discredita lo Stato quanto la faccia arcigna che un braccio inerte. Il problema nostro non è la quantità della pena ma la sua reale             esecuzione ; non la sua minaccia platonica ma la sua concreta effettività”.

Dopo aver precisato quanto sopra, Nordio spiega che nulla più del degrado “ alimenta alcuni comportamenti violenti quanto l’impressione che l’ambiente circostante sia una giungla di disordine, di sporcizia e di abbandono.”

 Quella giungla che, per l’appunto, caratterizza tutto l’ambiente circostante lo Stadio Flaminio e che, dunque, anche per questa ragione, ne richiederebbe l’urgente recupero, così come sostenuto, da tempo, da Federsupporter e non solo.

 Uno stato di abbandono ancor più rimarcato in un successivo articolo su  “Il Messaggero” del 24 settembre scorso, pag. 45, a firma di Valeria Arnaldi, in cui si afferma : “  Lo Stadio Flaminio pare terra di nessuno,  anche questo sommerso da piante selvatiche alte e per di più secche, “ nascondiglio” per numerosi giacigli di fortuna…. Il Flaminio sembra essere stato dimenticato dalle Istituzioni…non sembrano godere di miglior sorte molte delle architetture storiche presenti nel quartiere, comne il Palazzetto dello Sport di Pier Luigi Nervi… Ancora più grave la situazione intorno allo Stadio Flaminio, dove ad essere stesi, dopo la notte trascorsa, sono addirittura dei materassi. Altri sono all’interno dello Stadio paradossalmente protetto dal suo stesso degrado, tanto avanzato da tenere lontani persino i controlli.. Un quartiere dimenticato. Nonostante la sua centralità, i tanti tesori e, soprattutto, i molti progetti e annunci fatti nel tempo”.( ndr. “Guido Reni District”, l’ultimo della serie).

 Ma il punto è che, sia per lo Stadio a Tor di Valle sia per il Flaminio, la via dell’inferno sembra lastricata da buone intenzioni e, in particolare, segnata da quel perverso e stretto intreccio tra calcio, politica, tifo organizzato e affarismo spregiudicato e spericolato illustrato nelle mie Note del 19 settembre scorso.

 Un intreccio favorito anche da quel difetto che sembra affliggere i tifosi  genuini e privi di interessi, se non quello sportivo e, più in generale, i cittadini romani.

Quel difetto ben descritto nella Rubrica “ Senza Rete” di Mario Ajello, sempre su “Il Messaggero” del 24 settembre scorso in cui si dice: “  Invece della vergogna, che può essere un sentimento positivo, attivo, nobilitante, creativo e ricreativo abbiamo la lagna… la lagna ci assolve e ci paralizza. Ed è la medicina peggiore. Del resto è tipico nelle fasi di declino che i romani, invece di interrogarsi su che cosa fare e su come aiutare e aiutarsi nella risalita, brontolino. Era così nei decenni ottocenteschi verso la fine del regno papalino, quando Roma viveva il suo destino di città senza quid compiangendosi senza scuotersi” .                                                             

Avv. Massimo Rossetti

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