FederSupporter e AVIS per uno sport più sano

L'Avv. Rossetti sullo 'Stadio della Roma'
 

Ciao Mario

Chi come me ha vissuto l'irripetibile "Lazio'74" non può dimenticare nè il tuo sorriso nè la tua voce,alla radio,  critica soprattutto nei confronti di chi amavi di più.

Stile, grinta ed una profonda umanità hanno caratterizzato tutte le tue avventure calcistiche: in particolare le sei stagioni che ti hanno legato a quei colori che hai , ora, ritrovato Lassù.

A  nome mio, del Consiglio Direttivo di Federsupporter e dei Soci tutti, un grande abbraccio alla Famiglia che deve essere orgogliosa dell'esempio che hai loro dato nella vita.

Alfredo 


Antitrust e Diritti TV

29 agosto 2018- Diritti audiovisivi calcistici: si muove l’Antitrus

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), così detta Antitrust, ha comunicato di aver avviato un procedimento nei confronti di SKY e di DAZN per pratiche commerciali scorrette ai sensi del codice del consumo (Decr.Lgs 206/2005 e successive integrazioni e modificazioni).

Più precisamente, a quanto si apprende, per pratiche ingannevoli (informazioni  false o inesatte su elementi determinanti al fine di pregiudicare la libera scelta del consumatore) e per pratiche aggressive (indebito condizionamento, mediante molestie e/o coercizione, del consumatore, onde limitarne la libertà di scelta).

Il procedimento avviato ha natura amministrativa e, in esito ad un’istruttoria svolta dalla AGCM, può concludersi, nel caso di accertamento delle pratiche commerciali scorrette, con il divieto di continuare in tali pratiche e con l’irrogazione di sanzioni pecuniarie di varia entità a carico delle società ritenute responsabili.

Tale procedimento, peraltro, non preclude l’azione in sede giudiziaria (è prevista soltanto la possibilità per il giudice di sospendere il giudizio in attesa dell’esito del procedimento amministrativo dell’Antitrust), mediante la proposizione da parte di Associazioni o Comitati di consumatori di una azione di classe (cosiddetta class action), con la quale si può chiedere ed ottenere sia una inibitoria immediata delle pratiche commerciali scorrette sia, nel caso di accoglimento della domanda, il risarcimento dei danni relativi.

Tutto ciò premesso, va sottolineato che Federsupporter è stata la prima a denunciare i vari pregiudizi arrecati ai consumatori dall’esito finale dell’aggiudicazione dei diritti televisivi calcistici per il periodo 2018/2021, nonché le conseguenti pratiche commerciali scorrette.

Al riguardo, vedasi le mie NoteTutte le partite in TV: un grave pregiudizio per i consumatori” del 2 agosto scorso e la Lettera inviata, in pari data, al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega allo sport, On. Giancarlo Giorgetti, da parte del Presidente di Federsupporter (sia le Note sia la  Lettera sono consultabili sul sito www.federsupporter.it).

Si conferma, infine, che, come già annunciato, Federsupporter si propone di avere nei primi giorni del prossimo mese di settembre un incontro con una primaria Associazione nazionale dei consumatori per valutare ed eventualmente promuovere una class action nei confronti della Lega di Serie A, di Sky e di DAZN, a tutela dei diritti collettivi dei consumatori di spettacoli audiovisivi calcistici sia sul piano inibitorio sia su quello risarcitorio.

Con l’occasione si ringrazia, in particolare, l’emittente televisiva romana “Città Celeste” per la diffusione e risalto che ha voluto e vorrà dare all’iniziativa di Federsupporter, mettendone tempestivamente a conoscenza i tifosi consumatori interessati.

Avv. Massimo Rossetti

 

 

 

 

 


La normalità dei Patriarchi del calcio

27 agosto 2018 -Una “telefonata” ed un “ manifesto” pubblicato sui quotidiani: due facce della stessa medaglia

Come i “ patriarchi” del calcio ( così definiti dal giornalista Marco Bellinazzo ) si sentono al di sopra di tutto  e di tutti. 

La società di calcio come società di servizi ( cfr. “L’impresa sportiva come impresa di servizi” di A.Parisi e M.Rossetti, Tempesta Editore, novembre 2012  ) non può esistere nel nostro Paese se i dominus dei Club la gestiscono come “ cosa loro”.

E’ sufficiente riandare  con la memoria a quanto evidenziato dalla Commissione Parlamentare  Antimafia sul fenomeno delle infiltrazioni delle mafie nel mondo del calcio ( cfr www.federsupporter.itMafia e calcio: molto rumore per nulla”, 11 gennaio 2018) ed alle audizioni dei due patriarchi, De Laurentis e Lotito, per comprendere gli  atteggiamenti ed i  limiti dei due Presidenti nei rapporti, sia con le Istituzioni sia con i tifosi,  nell’ottica del rispetto  dei famosi valori  posti a base della vita sportiva dalla FIGC : “ lealtà, correttezza, probità”.

Nella Nota allegata, l’Avv. Rossetti formula considerazioni sui fatti sopra riportati i cui attori sono accomunati da un’ unica” patriarcale personalità”.

Alfredo Parisi

 

 “Patriarchi “ del pallone: maleducazione ed arroganza sono la loro “ normalità”.

In questi giorni si è avuta la conferma che nel nostro calcio maleducazione ed arroganza rappresentano, per alcuni, la “ normalità”.

Con riferimento, infatti, alla nota telefonata Lotito-Inzaghi ed al “ manifesto” di De Laurentis contro il Sindaco di Napoli , manifesto  pubblicato a pagamento su intere pagine dei quotidiani “Il Corriere della Sera”e “Il Mattino”, molti commenti, in specie di giornalisti ed opinionisti, hanno considerato i toni, la forma ed i contenuti di quella telefonata e di quel “manifesto” assolutamente “ normali”.

Una” normalità”, peraltro, confermata da precedenti, analoghi episodi di cui si sono resi protagonisti i sunnominati.

Ne deriva, quindi,  che bisognerebbe ritenere “ normale”, giustificabile ed accettabile che presidenti di società di calcio si rivolgano pubblicamente, in un caso, nei confronti di un proprio dipendente apicale e, nell’altro, nei confronti del primo cittadino di una importante città, in maniera. tracotante, aggressiva, offensiva e, peggio, lesiva del ruolo e della reputazione dei destinatari delle loro iniziative.

Circa la telefonata Lotito-Inzaghi, è da tenere presente, sul piano giuridico, che un allenatore di una società di calcio professionistica è, per legge ( Legge n. 91/1981), un lavoratore subordinato, assimilabile, per la natura dell’incarico svolto, ad un dirigente d’azienda, la cui prestazione è caratterizzata da un elevato carattere fiduciario, da un ampio potere discrezionale, da ampia autonomia decisionale, pur ferma restando l’osservanza del dovere di fedeltà e di conformazione alle direttive generali dell’impresa per cui lavora.

In altre parole, l’allenatore di un club calcistico professionistico non può essere considerato e trattato alla stregua di un mero, acritico e supino esecutore di ordini, in specie per quello che attiene allo specifico ruolo ed alle specifiche prerogative che gli competono.

Qualora, poi, il presidente del Club, datore di lavoro, non abbia più fiducia e non condivida l’operato e le scelte dell’allenatore, può legittimamente esonerarlo dall’incarico.

Non può, però, al contrario, delegittimarne ruolo ed operato mediante interventi pubblici o, comunque, facilmente captabili in pubblico, mediante l’uso di espressioni aggressive, offensive, lesive della dignità e reputazione professionali ed umane dell’allenatore, così, per l’appunto, destabilizzandone e delegittimandone il ruolo ( cfr. le mie Note “ La telefonata Lotito-Inzaghi: considerazioni giuridiche ed etico-comportamentali” del 23 agosto scorso su www.federsupporter.it).

E’ da tenere, inoltre, presente, sul piano dell’ordinamento sportivo, che l’art. 1 bis del Codice di Giustizia Sportiva (CGS) della FIGC fa obbligo a tutti gli appartenenti al suddetto ordinamento di comportarsi, in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sportiva, secondo principi di lealtà, correttezza e probità.

Comportamenti che, come quelli tenuti nella telefonata in oggetto, non sembrano certamente conformi a quei principi, almeno a quelli di lealtà e correttezza.

Aggiungasi che l’art. 5 del richiamato CGS fa divieto ai soggetti dell’ordinamento sportivo di esprimere pubblicamente giudizi e rilievi lesivi, tra l’altro, di persone operanti nell’ambito di tale ordinamento.

La dichiarazione è considerata pubblica quando è resa in pubblico ovvero, quando per i destinatari, il mezzo e le modalità della comunicazione è destinata ad essere conosciuta o può essere conosciuta da più persone.

Desta anche sorpresa e perplessità che l’Associazione Italiana Allenatori non abbia avuto, almeno finora, nulla da dire relativamente all’accaduto.

Quanto al “ manifesto”  del Presidente De Laurentis contro il Sindaco di Napoli, fermo restando il diritto di critica nei confronti dell’operato di quest’ultimo, è , tuttavia, assolutamente inedito e istituzionalmente scorretto, nonchè irriguardoso, che tale critica venga esercitata addirittura mediante l’acquisto di intere pagine su quotidiani nazionali, con toni e contenuti che mettono in discussione il ruolo istituzionale della massima carica cittadina.

Anche in questo caso, con l’oggettivo risultato di delegittimarlo  e di destabilizzarne il ruolo istituzionale.

Ma, al di là degli aspetti sin qui trattati, ciò che più lascia interdetti è che siffatti comportamenti vengano considerati del tuto “ normali”.

Ciò mentre, un giorno sì e l’altro pure,  si impartiscono ai tifosi  lezioni di civismo e di bon ton.

A questo proposito, si cita, da ultimo, l’applicazione ad essi, mediante un “ Codice” tacitamente approvato all’atto dell’acquisto di abbonamenti e/  o biglietti, che consente alle società, a loro discrezione, di sospendere temporaneamente o di revocare definitivamente o di impedire l’acquisto dei suddetti titoli, essendo sufficiente tenere, all’interno o nell’area esterna dell’impianto sportivo, comportamenti contrari al decoro, alla pubblica decenza, alla morale, al buon costume o, comunque alle indicazioni del Club ( cfr. le mie Note “ Una sorta di Codice penale e di Codice di procedura penale delle società di calcio nei confronti dei tifosi” del 3 luglio scorso su www.federsupporter.it).

Civismo e bon ton che, invece, non vengono affatto richiesti a certi “ patriarchi” ( così li definisce Marco Bellinazzo nel suo libro “ La fine del calcio italiano”, Serie Bianca Feltrinelli, 2018, pag. 306, tra i quali annovera specificamente sia De Laurentis sia Lotito).

Civismo e bon ton che non vengono richiesti anche perché ritenuti “ abituali”, capovolgendosi il principio che la recidività e l’abitualità dei comportamenti negativi sono, caso mai, non attenuanti, bensì aggravanti.

Per finire, qualche considerazione sul giornalismo.

La Carta dei Doveri del Giornalista Italiano prevede, tra l’altro, che la responsabilità del giornalista verso i cittadini deve prevalere sempre nei confronti di qualsiasi altra.

Pertanto, il giornalista non può mai subordinarla ad interessi di altri.

Nonostante ciò, è, tuttavia, forte la sensazione che, spesso, il giornalismo sportivo  e anche quello non sportivo che si occupa di sport, in particolare di calcio, mentre è molto rigoroso e severo nel giudicare i comportamenti dei tifosi, non  lo sia altrettanto quando si tratta di giudicare comportamenti di taluni “ patriarchi” del pallone.

Laddove non è raro riscontrare una sorta di “metus reverentialis” e di “ captatio benevolentiae” nei confronti di tali “patriarchi”.

Ciò con buona pace del fatto  che i giornalisti “ non si girano dall’altra parte, non risparmiano chi conta, non si fermano al primo ostacolo, non usano le veline, ma sono osservatori attenti e inesorabili” (cfr ”Le regole dei giornalisti” di Cristina Malavenda, Carlo Melzi d’Eril, Giulio Enea Vigevani,” Il Mulino”, 2012, pag. 7).


Avv. Massimo Rossetti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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