E' uscito il nuovo libro di Federsupporter

Da Repubblica.it:
Calcio, Parisi, "Le società padronali sono fuori mercato: coinvolgano i tifosi"

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Le Mani sulla Città

COMUNICATO STAMPA

                                                                           2 maggio 2017

L’Art. 62 del Decreto Legge n. 50/2017: le Mani sulla Città con il pretesto di nuove norme sull’impiantistica sportiva.

 Nel suo libro “ Football Clan” del 2012 il Dr. Raffaele Cantone, attuale Presidente dell’ANAC ( Autorità Nazionale Anticorruzione), paventava che la realizzazione di nuovi stadi, così detti “ multifunzionali”, avrebbe potuto rappresentare il cavallo di Troia per colate di cemento, per quella speculazione edilizia e per quelle cricche di potere simbolizzati dal film  “ Le Mani sulla Città” di Francesco Rosi, in cui, nel mezzo del plastico di un quartiere residenziale, appariva, per l’appunto, un nuovo stadio.

Il timore allora espresso dal Dr. Cantone si è oggi materializzato con l’art. 62 del Decreto Legge n. 50/2017,  con il quale, in pratica, si legittima e si dà il via, addirittura per ragioni di straordinaria necessità ed urgenza, alla possibilità per soggetti, diversi da associazioni e società sportive, queste ultime facilmente usate e utilizzabili come “ copertura”, di costruire di tutto intorno ad uno stadio.

Ivi compresi complessi di edilizia residenziale finora vietati, anche  in barba ed in deroga alle norme sul governo del territorio ed in materia urbanistica.

Sul punto si rimanda alla lettura delle ampie, dettagliate ed approfondite Note  del nostro Consigliere, Responsabile dell’Area Giuridico-Legale, Avv. Massimo Rossetti, consultabili sul sito www.federsupporter.it

Tali Note che, in particolare, evidenziano numerosi profili di illegittimità costituzionale delle nuove norme, sono state trasmesse ai Presidenti  delle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato, nonchè ai Capi Gruppo dei rispettivi rami del Parlamento.

Federsupporter si riserva ulteriori iniziative in ogni opportuna sede, anche unitamente ad altri soggetti interessati ad impedire un inedito regalo alla speculazione ed all’affarismo privati più spregiudicati e contrari al pubblico interesse.

Lo scopo è di impedire che vada a buon fine un vero e proprio colpo di mano legislativo che approfitta strumentalmente della passione dei tifosi e del loro legittimo diritto a fruire di spettacoli sportivi in impianti confortevoli e sicuri.

  Il Presidente

Dr. Alfredo Parisi

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Stadi e Incostituzionalità

                                                                   Roma 21 aprile 2017

                                                         COMUNICATO

Normativa sull’impiantistica sportiva: palese incostituzionalità di alcune annunciate modifiche

Si fa seguito al precedente Comunicato del 18 aprile scorso ( cfr.www. federsupporter.it) per,  alla luce di successive, odierne notizie di stampa, d’altronde del tutto attendibili, esprimere le seguenti considerazioni sul piano giuridico-costituzionale.

Le disposizioni modificative o, almeno, alcune di esse della normativa sulla impiantistica sportiva, di cui all’art.1, commi da 303 a 305, della Legge n.147/2013, sarebbero contenute in un Decreto Legge di imminente pubblicazione, meglio noto come “Manovrina correttiva”.

Si tratterebbe di un cosìdetto, purtroppo non nuovo, provvedimento “ omnibus”, recante una congerie di norme in materie tra le più disparate e disomogenee, caratterizzato, cioè, da un elevato grado di variegatezza ed eterogeneità.

Cosa che, secondo la giurisprudenza della Corte Costituzionale ( vedasi, in particolare, la Sentenza n. 22/2012), lo rende- renderebbe- costituzionalmente illegittimo per violazione dell’art.77, comma 2, della Costituzione, secondo la ratio esplicitatane dall’art. 15, comma 3, della Legge n. 400/1988 sull’attività di Governo e sull’ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri..

Statuisce, infatti, il Giudice delle Leggi : “ Ai sensi del II comma dell’art. 77 Cost.i presupposti per l’esercizio senza delega della potestà legislativa da parte del Governo riguardano il decreto-legge nella sua interezza, inteso come insieme di disposizioni omogenee per la materia o per lo scopo”.

Laddove, nella fattispecie, risulta evidente la mancanza nel Decreto Legge de quo del presupposto della straordinaria necessità ed urgenza delle disposizioni modificative della normativa sull’impiantistica sportiva, stante la macroscopica estraneità di tali disposizioni rispetto alle altre del suddetto Decreto.

Mancanza di presupposto che vizia sia il Decreto stesso sia la sua eventuale, successiva conversione in legge.

Sempre in tema, collide con l’art.77 della Costituzione,  così ulteriormente puntualizza la Corte Costituzionale: “ La commistione e la sovrapposizione, nello stesso atto normativo, di oggetti e finalità eterogenei, in ragione di presupposti, a loro volta, eterogenei. Ove le discipline estranee alla ratio unitaria del decreto presentassero, secondo il giudizio politico del Governo, profili autonomi di necessità ed urgenza, le stesse ben potrebbero essere contenute in atti normativi urgenti del potere esecutivo distinti e separati”.

Cosicchè, ove pure le modifiche alla normativa sull’impiantistica sportiva avessero, secondo il giudizio politico del Governo, profili di necessità ed urgenza, tali modifiche dovrebbero- devono-, comunque, essere contenute in un distinto e separato Decreto Legge.

Ma, oltre al sopra e pur assorbente vizio di illegittimità costituzionale, ne sussiste un altro non meno rilevante.

Vale a dire quello, peraltro già enunciato nel precedente Comunicato del 18 aprile scorso, dell’invasione da parte dello Stato della potestà legislativa concorrente regionale in materia di ordinamento sportivo e di governo del territorio.

Sotto questo aspetto, occorre fare riferimento, da ultimo, alla sentenza n. 251/2016 della Corte Costituzionale sulla cosidetta “Legge Madia” ( Legge n. 124/2015) relativa alla delega al Governo in materia di Pubblica Amministrazione, nonché fare riferimento a precedenti sentenze della stessa Corte.

In sintesi, la richiamata giurisprudenza ha sancito e sancisce che, nei casi di potestà legislativa concorrente Stato-Regioni ed anche in caso di potestà legislativa statale sussidiaria a quella regionale, sia nel rispetto del riparto di competenze ex art.117 della Costituzione sia nel rispetto del principio costituzionale ( art. 120 Costituzione) di leale collaborazione, devono ritenersi illegittime quelle norme statali che concorrono o possano concorrere con la potestà legislativa regionale, assunte senza previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni o di Conferenza Unificata.

Né le modifiche, molto dettagliate e specifiche che si vorrebbero apportare alla normativa sull’impiantistica sportiva appaiono tali per cui, anche in questo caso secondo giurisprudenza costituzionale, possano qualificarsi come “ norme cornice” o “ norme quadro”, essendo prive di quell’elevato livello di astrattezza funzionale all’adozione di un indefinito numero di atti legislativi costituenti, a loro volta, fattispecie astratte.

Tutto ciò premesso e considerato, ci si riserva di esprimere  ulteriori, più analitiche ed approfondite valutazioni dopo la pubblicazione del Decreto Legge recante le disposizioni di cui trattasi.

Fin d’ora, però, non ci si può esimere dal qualificare, senza tema di esagerazione, come vergognoso il fatto che le suddette disposizioni possano essere tali da consentire, con, a questo punto, il mero pretesto della costruzione di nuovi impianti sportivi, la realizzazione di complessi edilizi di qualsiasi genere ed entità, anche svincolati dalla stretta e rigorosa funzionalità alla fruizione dell’impianto e, addirittura, tali da consentire la realizzazione di complessi edilizi residenziali, veri e propri quartieri o città; realizzazione attualmente vietata dalla vigente normativa.

 

Il Consigliere, Responsabile dell’Area Giuridico-Legale                        Il Presidente

Avv. Massimo Rossetti                                                                            Dr. Alfredo Parisi

                                  

 

 

 


Impianti sportivi e DEF

18 aprile 2017

COMUNICATO

Annunciate modifiche alla normativa sugli  impianti sportivi: miglioramenti e/o regali alla speculazione edilizia?

Da notizie di stampa ( leggasi l’articolo “ Dalle accise tabacchi 83 milioni. Stadio Roma, spunta norma ad hoc” di Marco Mobili e Marco Rogari, su “Il Sole 24 Ore” del 15 aprile scorso) si apprende che, nelle ulteriori e ultime bozze del Decreto Legge così detto “  Manovrina correttiva” del Consiglio dei Ministri, contestuale alla presentazione, avvenuta l’11 aprile scorso, del “Documento di Economia e Finanza” (DEF) 2017,  sarebbero previste delle norme modificative e/o integrative della normativa ( art.1, commi da 303 a 305, della Legge n. 147/2013) sull’impiantistica sportiva.

Secondo tali notizie, si prevederebbe la possibilità di costruzione di immobili con destinazione d’uso diversa da quella sportiva, nonché la demolizione di impianti esistenti da dismettere con ricostruzione di nuovi impianti anche con diversa cubatura e sagoma.

Sarebbe,inoltre, prevista la concessione a titolo oneroso del diritto di superficie per un massimo di 90 anni  relativamente ad interventi da realizzare su impianti o aree di proprietà pubblica e la concessione del diritto di usufrutto trentennale di impianti o immobili pubblici.

E’ da sottolineare che nel Comunicato Stampa dell’11 aprile scorso, tra le misure per lo sviluppo economico ed in materia di infrastrutture, vengono testualmente menzionate “ Norme per agevolare la finanza di progetto nell’ammodernamento degli impianti sportivi pubblici”.

A tale  proposito,  si ricorda che l’art. 1, comma 304, lettera d), della Legge n. 147/2013 già prevede che , in caso di interventi da realizzare su aree di proprietà pubblica o su impianti pubblici esistenti “  si applicano, in quanto compatibili, le previsioni del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, in materia di finanza di progetto”.

In conformità a quanto sopra, quindi, eventuali misure per consentire la costruzione di immobili con destinazione d’uso diversa da quella sportiva non rientrerebbero certamente tra quelle sopra contemplate.

D’altronde, il richiamato art. 1, comma 304, della Legge n. 147/2013, alla lettera a), già consente interventi con destinazione d’uso diversa da quella sportiva, purchè, però, strettamente funzionali alla fruibilità dell’impianto sportivo e al raggiungimento del complessivo equilibrio economico finanziario dell’iniziativa e concorrenti alla valorizzazione del territorio in termini sociali, occupazionali ed economici e comunque con esclusione della realizzazione di nuovi complessi di edilizia residenziale.” .

Non si vorrebbe, pertanto, che vi fosse ora l’intenzione da parte del Governo di consentire interventi edilizi anche non strettamente funzionali alla fruibilità dell’impianto sportivo e non concorrenti alla valorizzazione di cui sopra, nonché, soprattutto, senza più l’esclusione della realizzazione di nuovi complessi edilizi residenziali.

In questa, peraltro, denegata e non creduta ipotesi, ci si troverebbe in presenza di un vero e proprio “regalo” alla speculazione edilizia, in spregio di elementari principi costituzionali ed etico-sociali, frutto , evidentemente, della pressione di ben individuabili lobby affaristico-speculative.

Ciò, più precisamente, dal punto di vista giuridico, in violazione del principio costituzionale di parità di trattamento degli imprenditori operanti in uno stesso settore economico, nella fattispecie quello delle costruzioni, a seconda che si sia, oppure no, proprietari di impianti sportivi o che si abbia, oppure no, un accordo con una società sportiva.

Non solo, ma una disposizione del genere rappresenterebbe anche una palese invasione di campo dello Stato in materie, quali quelle relative all’ordinamento sportivo e al governo del territorio, oggetto di potestà legislativa concorrente delle Regioni, così come sancito dall’art.117 della Costituzione.

Potestà legislativa concorrente che, secondo costante e consolidata giurisprudenza costituzionale, esclude interventi unilaterali da parte dello Stato.

Meritevoli di apprezzamento e condivisone sarebbero, invece, norme che, oltre ad agevolare il ricorso alla finanza di progetto per interventi su impianti sportivi pubblici, consentissero espressamente la possibilità di concessione del diritto di superficie e del diritto di usufrutto concernenti impianti ed aree pubbliche.

Norme che rafforzerebbero il principio ed il precetto di cui all’art. 1, comma 305, della Legge n. 147/2013, secondo cui gli interventi, ove possibile, vanno realizzati “prioritariamente mediante recupero di impianti esistenti o relativamente a impianti localizzati in aree già edificate”.

Laddove è chiaro che tali norme, ove effettivamente introdotte, renderebbero ancor più fattibile e concreto il recupero dello Stadio Flaminio, bene pubblico da anni in  stato di deplorevole degrado ed abbandono.

Recupero da attuarsi mediante  la realizzazione del Progetto di Federsupporter “ Aiutiamoci a realizzare un sogno” per la trasformazione  dello Stadio Flaminio nello Stadio della SS Lazio calcio e/o della Polisportiva Lazio : Progetto che, per l’appunto, si basa sulla concessione del predetto diritto di superficie  ad una società cooperativa formata da tifosi e cittadini.Impianti

Il Consigliere, Responsabile dell’Area Giuridico-Legale

Avv. Massimo Rossetti     

Il Presidente

Dr. Alfredo Parisi

 



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